Pensiero debole o alla coque
Schettino è colpevole, ma in che grado? Dopo la comprensibile ondata di emotività dettata dal dolore e dalla rabbia per una tragedia scongiurabile, ora soffermiamoci a giudicare coscienziosamente quest'incosciente capitano della Costa...
Questo 2012 peggio di così pare proprio non potesse cominciare. Passi la crisi economica, che oramai - quasi - non fa più notizia, ora ci si è messo pure il naufragio della nave da crociera Costa Concordia. Considerato, poi, che le previsioni sulla fine di quest'anno non sono delle più rosee (ricordo la profezia sul 21 dicembre del corrente anno data in cui secondo i Maya finirà il mondo) ed ecco che a chi volesse far soldi facili consiglio di aprire un negozio di cornetti, amuleti magici ed altre chincagliere anti-sfiga.
Battute a parte, vorrei riprendere il filo dei pensieri che mi riporta alla tragedia della nave Concordia.
Per stabilire fino a che punto dobbiamo considerare colpevole il capitano Schettino è opportuno che vi faccia due esempi.
Primo esempio
Un tizio va in macchina, rispettando il limite di velocità imbocca una strada cittadina, tutto sembra filare liscio come l'olio, quando a un tratto in piena curva un bambino attraversa la strada e l'impatto per il piccolo si rivela fatale.
L'autista in questo caso è da considerarsi colpevole? Non mi pare proprio e infatti la legge (benedetta legge, quando si rispettata e si fa rispettare) lo scagiona da ogni colpa, perlomeno in pubblico.
Al contrario in privato immaginiamo che il suddetto autista avrà per tutta la vita degli incubi e si colpevolizzerà pur non avendone motivo, dal momento che esistono eventi imprevedibili e imponderabili che trascendono l'umana comprensione.
Tutto sommato il grado infinitesimale di colpa che costui sente di avere in privato (la macchina che ha ucciso il piccolo rimane comunque la sua e non c'è sentenza che possa cambiare questo verdetto) gli farà scontare alcune notti agitate, anche se saranno più quelle senza che quelle con gli incubi.
Di certo, da quanto è emerso fin qui, non è questo il caso del capitano Schettino.
Secondo esempio
Un altro tizio va in macchina, oltrepassando il limite di velocità consentito e per giunta dopo essersi scolato cinque-sei boccali di birra, anche qui - come sopra - tutto sembra filare liscio, quando all'improvviso si materializza un ciclista che pedala spedito standosene però dalla sua parte, ciò non gl'impedisce di finire investito e dritto al cimitero.
L'autista è colpevole in questo caso? Certamente sì e infatti dopo avergli misurato il tasso alcolemico superiore alla norma, le forze dell'ordine lo scorteranno in prigione e gli inquirenti butteranno via la chiave per un po' di anni - quanti dipenderà dalle eventuali circostanze attenuanti.
Risultato: in pubblico il colpevole sconterà fino all'ultimo giorno di pena assegnatogli (salvo qualche prevedibile sconto di pena per buona condotta) e in privato saranno più le notti che trascorrerà con che quelle senza gli incubi.
Questo è il caso del capitano Schettino.
In questo secondo esempio, in un modo e in un altro giustizia sarà fatta, anche se il povero ciclista non tornerà per questo in vita. Se non altro, però, avrà pace la sua memoria e la sua famiglia potrà metterci una pietra sopra - in tutti i sensi - e chiudere finalmente i conti con una vicenda tanto straziante.
Questo è il caso delle vittime e dei parenti delle vittime della sciagura a largo dell'isola del Giglio.
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