Pensiero debole o alla coque
L'uomo è quello che è grazie alla memoria, senza sarebbe una pecora e apparterrebbe a un gregge anziché al genere umano. Se per l'uomo vi è la memoria individuale, la summa delle memorie individuali compone la memoria collettiva...
Per chi non lo sapesse, oggi - 27 gennaio - è il giorno della memoria! Ero ad una conferenza alcuni giorni fa sul tema della memoria del genocidio che ha coinvolto più di sei milioni di ebrei. Tale è la cifra delle vittime della soluzione finale attuata dal regime hitleriano. (L'espressione soluzione finale si riferisce alla deportazione degli ebrei - tedeschi o abitanti nei Paesi controllati dalle forze dell'Asse - nei campi di lavoro, avvenuta nel '40, e alla loro successiva uccisione in quegli stessi campi tramutatisi in veri e propri campi di sterminio, già dal '41.)
In questa conferenza si è parlato di che fine farà la memoria quando i testimoni dell'Olocausto o Shoah - che dir si voglia - non ci saranno più. Già oggi ce ne sono rimasti pochi e quei pochi tutte le scuole del mondo se li contendono per farli venire a testimoniare in mezzo ai ragazzi di oggi che saranno gli adulti di domani. É proprio nelle scuole che si può combattere e sconfiggere il bacillo del razzismo. E proprio per questo nel precedente post vi ho raccontato la mia esperienza di lotta contro alcuni miei compagni di classe razzisti e negazionisti.
Più passano gli anni e meno testimoni viventi ci sono per raccontare la banalità dell'orrore - Hannah Arendt la definisce banalità del male, riferendosi al gerarca nazista Adolf Eichmann - e tanto più la memoria di quell'abominevole genocidio è destinata a venire messa in discussione finanche cancellata.
Contro quest'ipotesi di appannamento e addirittura cancellazione della memoria dobbiamo oggi fare i conti, affinché domani non si verifichi. Per ciò è tanto importante raccogliere per iscritto o filmare le testimonianza dei sopravvissuti, in modo che possano arrivare ai nostri figli e ai figli dei nostri figli. Certo, l'esperienza diretta - dal vivo - ha tutt'altra efficacia, ma in futuro dovremmo accontentarci di avere soltanto testimonianze indirette.
A tal proposito, diventa estremamente importante musealizzare la memoria, ovvero costruire musei ad hoc, renderli accattivanti al punto giusto da non permettere che non vengano notati, cosicché la gente non si dimentichi.
In questo blog sono stato incolpato da un signore di origine armena per aver detto che il genocidio degli ebrei rispetto a quello degli armeni ha un vantaggio in più per continuare ad essere ricordato: la grande cultura - tramandata specie nella letteratura, arte nella quale gli ebrei si distinguono particolarmente -, che ha permesso la capillare diffusione e conservazione della memoria di questo genocidio, mentre la scarsa produzione culturale - il signore in questione mi ha citato alcuni casi, ma non ho potuto non notare la loro sporadicità - degli armeni ha causato il fenomeno opposto della memoria, la dimenticanza. Tal signore d'origine armena si è firmato: Un incolto armeno.
Ovviamente gli risposi di essere stato frainteso e che non volevo dire che gli armeni sono un popolo incolto, ma semplicemente che rispetto agli ebrei hanno dato - attraverso la loro cultura - minore testimonianza del loro genocidio, ed è per questo motivo che ancora oggi il governo di Ankara - erede di quell'impero ottomano che ne è stato l'ideatore nonché esecutore - non vuole assolutamente definire genocidio quello degli armeni, da loro considerato - piuttosto - un massacro causato dalla cocciutaggine degli armeni. Massacro, questo, dove peraltro - secondo le fonti turche - sono morti anche diversi soldati ottomani. Se i turchi dichiarano cinquecentomila vittime armene, gli armeni ne dichiarano invece quasi un milione e mezzo dei loro.
Ora non credo meriti soffermarsi più di tanto sul balletto delle cifre, dove ognuno dice di avere le sue fonti storiche (o presunte tali) per affermare l'una cifra piuttosto che l'altra. Di solito la verità sta nel mezzo e in ogni caso, non so per voi ma per me cinquecentomila vittime innocenti sono un motivo sufficiente per parlare di genocidio. Non so su quale criterio si basino le fonti dei turchi per affermare impunemente che cinquecentomila vittime siano un massacro e non un genocidio, come se il genocidio non fosse la somma di tanti massacri...
Ovviamente il signore di origine armena non mi ha più controbattuto, forse non si è neanche interessato di sentire la mia versione, ma lasciamo perdere. Ho portato quest'esempio solo per dire che secondo me la grande cultura ebraica non permetterà mai che il genocidio degli ebrei venga dimenticato, nonostante le smentite dei negazionisti.
Non c'è anno in cui non escono carrettate di saggi storici, romanzi o film che rinverdiscono la memoria di questa triste pagina della storia dell'uomo. Storia, questa, fatta di violenza ferina ma anche di slanci di profonda umanità (come le arti testimoniano) e proprio questa nostra intrinseca umanità ci fa ben sperare che effettivamente la violenza dell'uomo sull'uomo continui a scemare finanche scomparire. Del resto secondo lo psicologo-cognitivista (di fama mondiale) Steven Pinker: il Novecento - malgrado i genocidi e le due guerre mondiali - ha segnato una confortante diminuzione della violenza umana.
Dice il proverbio: La speranza è l'ultima a morire. Pertanto tenetevi pure i vostri negazionismi, io mi tengo ben salda la speranza che la memoria di ogni genocidio - ebreo o armeno o di qualunque altro popolo - continuerà ad ammonirci di cosa siamo stati capaci.
L'uomo senza memoria - sia essa collettiva o individuale - non può vivere, altrimenti sarebbe la pecora di cui parla Nietzsche nella sua seconda considerazione inattuale: Sull'utilità e sul danno della storia per la vita. E dato che siamo uomini e non pecore: la nostra memoria collettiva non cesserà di venire tramandata, di generazione in generazione, finché l'ultimo uomo non scomparirà dalla faccia della Terra...
LINK UTILI:
Il Giornale a Der Spiegel: "Noi Schettino, voi Auschwitz". Vergogna.
Sarebbe doveroso parlare dei tanti ebrei uccisi dal sig.stalin in nome del bolscevismo
NON SE NE PARLA MAI (vantaggio del non perdente?)
Del vero Grande Olocausto, l'olocausto dei pellerosa d'America, 15 milioni di uomini, donne e bambini sterminati nei lager-riserve, invece ci possiamo dimenticare... Gli indiani non contano niente. Che fariseismo!
Ogni volta che vedo queste immagini tremo per la sofferenza che quelle piccole ma "grandi" persone hanno dovuto sopportare; Si parla di perdonare ma in certe situazioni è davvero difficile farlo. Sono sicuro però che tutti coloro che soffrono e muoiono per cause giuste avranno sempre un posto lassù accanto a Dio nostro Signore.
Ogni volta che vedo queste immagini tremo per la sofferenza che quelle piccole ma "grandi" persone hanno dovuto sopportare; Si parla di perdonare ma in certe situazioni è davvero difficile farlo. Sono sicuro però che tutti coloro che soffrono e muoiono per cause giuste avranno sempre un posto lassù accanto a Dio nostro Signore.
...Ma non si è mai imparato troppo da questi disastri umani. In una civiltà se ne possono ottenere tanti di cambiamenti,che siano indotti,spontanei o naturali e dettati dal tempo.. Ció che è più difficile o impossibile è entrare dentro e cambiare la testa delle persone,specie se non hanno una testa da cambiare. Sempre che non sia il DNA umano da correggere.
Recensione de "Il circolo dei nichilisti" (apparsa sulla copertina di "Mobydick"…
"Il circolo dei nichilisti", un romanzo di Marco Apolloni/4
"Il circolo dei nichilisti", un romanzo di Marco Apolloni/3
"Il circolo dei nichilisti", un romanzo di Marco Apolloni/2
"Il circolo dei nichilisti", un romanzo di Marco Apolloni/1
alle 19:29
MarcoApolloni
Avete tutti ragione, permettimi Gigi di prendere le distanze dal fariseismo, che non ha nulla a che vedere col motivo per cui ho scritto questo post. Quello che scrivo, lo scrivo, perché - come dicono gli ispanici - "lo siento mucho amigo"! Quando verrà indetto il giorno della memoria dei pellerossa - visto che da bambino e ancora adesso tengo per gli indiani - ci farò di sicuro un post, fino a quel momento - ahimé - ci si deve accontentare di studiare i libri di storia, affinché genocidi, stermini e massacri non si ripetano mai più. Sperare non costa niente Rosario, DNA permettendo Francesco.
P.S. A volte essere un perdente nella storia ha i suoi vantaggi Petrus. Ad ogni modo, spero sarai d'accordo con me a condannare fermamente ogni barbarie commessa dall'uomo contro l'uomo, indipendentemente dalla propria bandiera politica e dalle strumentalizzazioni politiche che, tra l'altro, sono sempre antipatiche: sia quelle dell'uno che dell'altro schieramento politico...