Pensiero debole o alla coque
Viviamo in un mondo meno violento e siamo pessimisti solo perché troppo informati, dunque, di che ci preoccupiamo? Magari i Maya si sbagliano e la mattina del 22 dicembre 2012 andremo tutti a lavoro e tutto andrà bene...
Spero che non abbiano ragione i Maya, è diventato il mio mantra. Il 2012 è ormai alle porte e il mondo è un casino. Niente di nuovo ci dicono gli esperti. In passato siamo stati peggio a sentire il futurologo Ray Kurzweil. Secondo lui siamo pessimisti perché troppo informati e - a dirla tutta - non è il solo a pensarla così.
Addirittura secondo lo psicologo-cognitivista Steven Pinker grazie all'egemonia della forza degli Stati nazionali viviamo in un tempo più razionale e meno violento. Alla faccia di chi addossa ogni male allo Stato e allo statalismo che sta troppo stretto ai fautori delle libertà individuali, del tipo: il Popolo del Bordello, dove la regola è fare tutti quel cavolo che ci pare.
Se fare quel che ci pare deve trasformare il nostro Paese in un Bordello a cielo aperto, allora: W l'Unione Sovietica!
La serietà al governo è senz'altro la più grande conquista di questo fine 2011. C'è chi azzarda che sia già iniziata la Terza Repubblica. Io sono più cauto. Conosco i miei onesti (e non) compatrioti e prima di cantar vittoria, mi ripeto il proverbio del saggio Trap (insigne filosofo del "catenaccio" nostrano) "non dire gatto finché non ce l'hai nel sacco".
Finché il gatto in questione, di nome Silvio Berlusconi, sarà in pista e tesserà le sue trame (manco tanto segrete) non potremo dirci salvi dalla mediocrità di questi anni e dalla tirannia mediatica che il "Cavalier" Silvio da Arcore ci ha imposto in maniera soft ma non per questo meno tirannica.
Più di tutto temo un colpo di coda finale dell'ex "regime delle veline" oramai agonizzante, ma non ancora del tutto abbattuto. Colpo di coda, questo, tipico delle lunghe stagioni, che stentano a tramontare dalla sera alla mattina. Occorre dare tempo al tempo: le rivoluzioni brusche non sono mai state il forte del nostro Paese.
Le corride c'insegnano (oltre alla gratuita brutalità dell'animale uomo) che il toro proprio quando è ferito e non ha più niente da perdere si fa più pericoloso. É proprio questa pericolosità intrinseca che io temo e spero vivamente di temere invano.
Vi dicevo di Pinker e della sua tesi secondo la quale il mondo oggi è meno violento. Tesi, questa, bizzarra per chi, come noi, ogni volta che scorre i titoli dei notiziari constata di: sanguinose stragi, attentati kamikaze, rivolte sanguinosamente represse o trionfanti, padri o madri che sterminano le loro famiglie, fidanzati o fidanzate che ammazzano i loro partner, insomma notizie tinteggiate di rosso-sangue, dappertutto.
Eppure i numeri non mentono. Quella del Professor Pinker non è doxa, opinione: è la verità dei numeri che parlano da soli.
Oggi è di moda l'ucronia, altrimenti detta storia alternativa, allostoria o fantastoria. Ne sono degli esempi: il film Anonymous di Roland Emmerich, ovvero una storia fatta dai "e se" Shakespeare fosse stato un impostore? Oppure come hanno già fatto sia Philip K. Dick che Robert Harris coi loro rispettivi romanzi La svastica sul Sole e Fatherland, "e se" la Germania nazista avesse vinto la Seconda guerra mondiale? Di questi "e se" non son fatti i numeri, che nella loro elementarità esprimono delle verità se volete aride ma non per questo meno valide.
Recensione de "Il circolo dei nichilisti" (apparsa sulla copertina di "Mobydick"…
"Il circolo dei nichilisti", un romanzo di Marco Apolloni/4
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