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Dostoevskij e “I fratelli Karamazov”. Terza puntata

Domenica 28 Giugno 2009, 07:00 in filosofia letteraria di
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Il mistico Alëša contrasta l'ateismo del nichilista Ivan, operando una netta cesura: tra la sua religione verace e quella viceversa atea originatasi in sede vaticana. Il suo ragionamento non fa una piega e a dir la verità non può non richiamarci alla mente il buon Rousseau, che seppe scagliarsi violentemente contro l'ateismo dell'epoca dei lumi. Il Ginevrino fu infatti l'ideatore della religione dei cuori o religione naturale, ovvero di quel culto interiore che non ha niente a che vedere con quello esteriore. Quest'ultimo, in particolare, viene ripulito da tutte le bugie e da tutti i castelli per aria edificati dall'astuta retorica dei preti. Il culto rousseauiano, in sostanza, si fonda unicamente sulla dedizione a quel Grande Mistero che ci avvolge. Soltanto inchinandoci ad esso la nostra anima turbata potrà ritrovare la pace perduta. Così da affrontare con animo sollevato l'arduo cammino che ci attende. Tornando all'obiezione posta da Alëša ad Ivan, l'ateismo non si sarebbe mai originato se il messaggio del nostro Salvatore non fosse stato pervertito da quell'unica Istituzione corrotta e temporale, che altresì doveva farsene garante. Ogni riferimento alla Chiesa di Roma non è puramente casuale...

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