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Dostoevskij e “I fratelli Karamazov”. Quarta puntata

Lunedì 29 Giugno 2009, 11:38 in filosofia letteraria di
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In un capitolo del libro, molto visionario, Dostoevskij ci racconta, per bocca di Ivan, la leggenda del Grande Inquisitore. Gesù ritorna su questa terra durante il nefando periodo dell'Inquisizione. Al che il Grande Inquisitore, invece di essere felice della parusia - seconda venuta - di Cristo, è decisamente indispettito. Questi rinfaccia al Messia di aver abbandonato il mondo in preda al caos, dopo la sua dipartita. E, sostiene il Grande Inquisitore, se non fosse stato per la Chiesa di Roma nessuno sarebbe riuscito a ripristinare l'ordine compromesso. Poi prosegue legittimando la sete di potere della Chiesa e la sua ferrea disciplina, secondo cui chi sgarra, contribuendo al disordine generale, deve essere messo al rogo. Le sue parole sembrano quelle di un ateo che disprezza la figura di Cristo: immolatosi sì per l'umanità, abbandonandola però al suo infausto destino. Così il Grande Inquisitore decide d'incarcerarlo. Da questa allegoria si può dedurre una rigida posizione di condanna del romanziere russo nei confronti della Chiesa romana. Quest'ultima diviene incarnazione del potere, nella sua accezione più turpe e terrestre; più che sostenitrice degli indifesi è covo brulicante di potenti, che per mantenere il loro potere assoluto sono disposti a compiere qualsiasi ignominia, compreso bruciare vivi dei poveri innocenti.

4
4 commenti
4
02 Nov 2010
alle 11:39

Marco Apolloni

interessante

3
25 Ott 2010
alle 18:40

Nicolag

Gherardo Colombo ha riproposto recentemente lo stralcio del romanzo di Dostoevskji riguardante la leggenda del Grande Inquisitore, attualizzandone il contenuto e significando, in un suo breve ma magistrale saggio, che la crescita dell'uomo (imparare,conoscere,...,saper discernere,diventare davvero adulti) è prerequisito indipensabile alla sua libertà di scelta. 

2
26 Ago 2009
alle 00:15

Marco Apolloni

è un altro modo di vedere la questione, sicuramente legittimo... anche se la contrapposizione tra Cristo e la Chiesa nel racconto dostoevskiano è troppo palese per essere taciuta, o comunque non rilevata.

grazie per l'intervento e alla prossima.

marco 

1
25 Ago 2009
alle 13:30

ange

ma non è detto...dostoevskj invece sembra molto amaro su un aspetto che sottolinea dell'animo umano, e cioè che, per essere felice, ha bisogno di diventare "un gregge", nutrito e guidato, mentre la "libertà" che gli ha dato gesù lo getta nella follia, nel terrore...la critica alla Chiesa è qui secondaria ad unìosservazione molto più spietata di ciò che siamo...

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