Pensiero debole o alla coque
La bellezza è tale per cui chi non ce l'ha darebbe tutto per averla e chi ce l'ha, invece, farebbe tutto per preservarsela. Vero è che oltre alla Bellezza esteriore, sorgente primigenia, esiste anche un'altra bellezza, quale quella interiore. Ma non è un caso se per gli antichi la seconda è subordinata alla prima. Essi credevano, infatti, che difficilmente un bel corpo potesse albergare in una brutta anima. É dell'avvenenza di Dione che Platone s'innamora, solo in secondo luogo del suo nobile spirito. Ahimè, tuttavia, non possiamo dire altrettanto noi contemporanei riguardo alla diretta coincidenza tra un bel corpo e una bell'anima. Questo perché con il trascorrere degli evi il culto della bellezza è mutato sempre più in un culto della cosmesi. Non che ci sia nulla di male a preservare un dono, quale quello della bellezza appunto, che tanto generosamente la natura materna ci ha elargito. Gli inventori della cosmesi, ovvero di una sotto-categoria della bellezza, furono gli antichi egizi. Per ciò stesso non è tanto la cosmesi in sé e per sé che io depreco, quanto però un uso eccessivamente frivolo della medesima, che ha portato al conseguente fraintendimento secondo cui: la bellezza del contenuto viene equiparata a quella della scatola. Questo non va affatto bene, e cioè: un conto è l'involucro e un altro è il suo nucleo. Confondere le due cose è stato il passo fatale che ci ha portato alla cultura della mera apparenza esteriore, composta prevalentemente da un involucro privo del suo nucleo autentico.
Sono d'accordo sulla necessità di fare attenzione al culto della bellezza e soprattutto di essere prudenti quando si intende ricorrere alla chirurgia
Concordo su questo bisogno di riflettere sulle responsabilità professionali derivanti da interventi di chirurgia estetica: è davvero incredibile farsi del male involontariamenti per volersi fare più bello/a. Ognuno ha diritto di fare quel che meglio crede della propria persona, ma la mia modesta opinione in merito è che la medicina estetica sia un triste e deprecabile surrogato della medicina autentica. La medicina ippocratica era volta a favorire il lento decorso naturale di una qualsiasi patologia. La sua funzionalità precisa, come sostiene Platone nella "Repubblica", era di rimettere alla produttività un individuo malato. Se ciò non fosse riuscito la medicina avrebbe miseramente fallito il proprio compito. Infatti il filosofo ateniese racconta un episodio di una persona il cui scopo fu quello invece di guarire dalla sua malattia, di prolungare altresì la sua agonia, rimanendo inoperoso per tutto il tempo che gli restò da vivere. Detto ciò, con rispetto parlando e riagganciandomi alla medicina estetica, personalmente non ritengo la bruttezza una patologia, o perlomeno non un male del corpo, semmai dello spirito. Su quest'ultimo un vero taumaturgo dovrebbe agire: poiché sono convinto che il bello esteriore sia uno sbiadito riflesso del bello interiore...
Un saluto.
MA
Bisogna rifelttere sul culto della bellezza e della cosmesi ma anche sul grado di iincoscienza che accompagnano spesso queste 'passioni' sia da parte di di riceve sia da parte di chi offre determinati servizi e mi riferisco alle problematiche inerenti le responsabilità professionale derivanti da interventi di medicina estetica...
Recensione de "Il circolo dei nichilisti" (apparsa sulla copertina di "Mobydick"…
"Il circolo dei nichilisti", un romanzo di Marco Apolloni/4
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"Il circolo dei nichilisti", un romanzo di Marco Apolloni/1
alle 16:42
Marco Apolloni
Giusto!