Marx è un radicale umanitario. Infatti come lui stesso afferma nell'Introduzione al suo scritto Per la critica alla filosofia del diritto di Hegel (1843): «Essere radicale significa cogliere le cose alla radice. Ma la radice dell'uomo è l'uomo stesso.»1. Si può parlare in proposito di umanesimo marxiano senza incorrere in alcuna blasfemia. Le parole di Marx assomigliano incredibilmente a quelle pronunciate da un personaggio della La Montagna Incantata, capolavoro narrativo di Thomas Mann. Vale a dire l'umanista Settembrini, dotato di una vitalità ben al di là della norma, che se la deve vedere in dialoghi torrenziali con il nichilista Naphta. Ambedue si sfidano quotidianamente in conversazioni da capogiro, vuoi per rompere la monotonia del sanatorio del quale sono loro malgrado ospiti, vuoi anche però per educare ognuno secondo il proprio credo lo sballottato protagonista della vicenda, vale a dire il giovane Hans Castorp. Questi, durante le estenuanti conversazioni dei suoi due mentori, rispettivamente l'uno lo yin dello yang dell'altro, pende un momento dall'una e il momento dopo dall'altra parte. Il suo incerto destino andrà poi a confluire con la disastrosa esperienza della Grande Guerra e cosicché lui si alla fine cede al nichilismo dilagante della sua epoca. Il lettore non può non provare simpatia per Settembrini, il quale coi suoi bei discorsi lascia immaginare un futuro radioso per l'umanità. Proprio riferendosi a Settembrini si può usare, come per Marx, l'espressione di radicale umanitario per indicare quanto le sue idee riescano a toccare la radice del genere umano, estirpando tutto il marcio che vi è in essa e preservando invece tutto ciò che di buono vi rimane.
1 Marx-Engels, Opere scelte, Roma, 1966, p. 58.






